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Lo sciopero è da fare

 

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Blog di Beppe Grillo


  • Appello al #PdTitanic: sullo scandalo Boschi chi sa parli, prima di affondare

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    di Luigi Di Maio

    Lo scandalo Boschi sta emergendo in tutta la sua gravità. In questi giorni abbiamo scoperto che Maria Elena Boschi ha mentito in Parlamento, che suo padre è indagato per bancarotta e falso in prospetto, che lei non solo si era rivolta a Ghizzoni di Unicredit e a Consoli della Popolare di Vicenza, ma pure a Vegas della Consob. Un groviglio pasticciato che rende evidente quel conflitto di interessi grande come una banca che il MoVimento denuncia da anni. Oggi il Corriere pubblica un sondaggio che dà il Pd che affonda come il Titanic al 23% (sotto la soglia Bersani) e ancora non tiene conto dell'effetto banche, che lo farà colare a picco. Sono gli ultimi momenti per fare un esame di coscienza prima della fine. L'ultima occasione di riscatto.

    L'atteggiamento della sottosegretaria e quello di tutto il Pd invece non è cambiato per nulla. La linea dettata dalla segreteria del partito è negare l'evidenza, sempre. Anche dicendo che "mi si attacca perchè sono una donna" o "lei mi odia", come accaduto nel confronto televisivo con il direttore del Fatto Quotidiano. Il Pd ufficialmente sta difendendo la Boschi a spada tratta, a costo di disintegrarsi completamente. Addirittura Gentiloni, anzichè chiedere un passo indietro, è accorso in sua difesa. Pur di coprire lo scandalo, Renzi si è schierato contro il taglio delle pensioni d'oro, che lui stesso proponeva qualche anno fa. Questo è incomprensibile, non solo a me, ma anche a molti insospettabili del Pd che come leggiamo sui giornali si lasciano andare a sfoghi e perplessità. Il punto è: perchè? Perchè questa difesa ingiustificata e a oltranza di chi ormai è indifendibile? Quali sono i tasselli che ci mancano per poterlo comprendere? C'è un filo rosso che lega Etruria, la Boschi, le banche venete, Verdini, Berlusconi e il patto del nazareno che va avanti manifesto o occulto da quasi 4 anni e che si protrarrà nella prossima legislatura? Migliaia di risparmiatori truffati, conflitti d'interesse, opacità a non finire. Pd e Forza Italia in questa legislatura hanno fatto i loro comodi sulla pelle dei risparmiatori ed è quello che vogliono continuare a fare anche dopo il 4 marzo. Non siete stufi? Perchè non ci raccontano la verità e chi ha sbagliato paga?

    Oggi voglio rivolgere un appello a tutti gli esponenti attuali e passati del Pd: se qualcuno di voi sa, allora parli! Chi dovrebbe curarsi della cosa pubblica passa il tempo a difendere indifendibili da evidenti conflitti d'interesse, questo non è più tollerabile. Parlate per favore! Tutti siamo pronti ad ascoltarvi. Parlate per favore! I cittadini hanno il diritto di sapere. Parlate per favore! Chi starà zitto pur sapendo, sarà ritenuto parte di questo scandalo. Ad ora ci siete tutti dentro fino al collo. Solo in questi giorni siamo venuti a sapere di Consoli e di Vegas. Mercoledì sapremo di Ghizzoni. Possibile che nessuno di voi, che siete del suo stesso partito, non abbia saputo nulla. Sapeva De Bortoli e non sapevate voi? Non è credibile. Chi sa parli, chi non sa chieda spiegazioni. Se rimanete zitti una sola cosa sarà evidente: la vostra complicità. E quando scopriremo tutti i dettagli sarà troppo tardi per tirarsi indietro e dovrete renderne conto personalmente, di tasca vostra, a ogni singolo cittadino depredato dei suoi risparmi. Oggi siete voi al governo. Potete contare sull'oblio. Ma presto le camere saranno sciolte e nella prossima legislatura finirete all'opposizione. Vi conviene parlare ora prima di affondare.

    Parlate per favore!


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  • Il Piano Juncker ha fallito. Ma i partiti lo difendono ancora

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    di Marco Valli, EFDD - MoVimento 5 Stelle Europa

    Il commissario per il lavoro e gli investimenti Jyrki Katainen, assieme a buona parte dei partiti politici italiani, continua a pensare che l'EFSI - comunemente detto Piano Juncker - stia realmente stimolando in maniera percettibile la domanda all'interno dell'Unione Europea. Vengono esaltati dei numeri in realtà poco impattanti, per continuare su una strada che l'evidenza ha dimostrato non essere più percorribile. I sottoccupati stanno aumentando anche sotto il peso delle riforme nel mondo del lavoro, che questi signori continuano a pretendere, soprattuto nei Paesi del Sud Europa; l'inflazione core rimane molto bassa e non esiste un'idea concreta per spingere sulla leva degli investimenti pubblici produttivi come quelli in ricerca e sviluppo. Dall'altro lato della medaglia, quelli privati che porterà in saccoccia il fondo Juncker ammonterebbero ai famosi 500 miliardi di Euro in 5 anni. Che, dividendo per i 28 Paesi UE, fa 3,5 miliardi l'anno per Stato membro. Una cifra ridicola se pensiamo a ciò di cui oggi necessiterebbe l'economia.

    Siamo a favore di una razionalizzazione della spesa pubblica improduttiva, ma abbiamo bisogno di allentare le briglie dell'austerità. Altrimenti alcuni Paesi ad alto indebitamento come il nostro non saranno mai in grado di abbattere il rapporto debito/PIL e saranno tenuti costantemente sotto scacco. È evidente che non si può risanare una situazione come quella italiana senza far crescere il PIL in modo sostenibile: questo strumento che porta il nome del presidente della Commissione europea non servirà allo scopo. Ciliegina sulla torta sono poi la tipologia di progetti finanziati, su cui si è abbattuto l'ennesimo scandalo di questo esecutivo: tutti senza addizionalità e per gran parte concentrati sul fossile. Da questo punto di vista è dunque inspiegabile il sostegno dei Verdi al Piano Juncker all'interno del Parlamento europeo.

    In definitiva, l'EFSI rappresenta un meccanismo d'ingegneria finanziaria basato sulla garanzia pubblica come incentivo alla privatizzazione delle infrastrutture e degli utili ad esse connesse. Il tutto tramite la possibile socializzazione delle perdite. Non funziona, si concentra su progetti che non creano molto spesso valore aggiunto, non è sufficiente a contrastare la crisi in cui versano le PMI e crea un vuoto di trasparenza sui soldi che a pioggia vengono usati per tappare buchi e per dare finanziamenti ad progetti clientelari e già finanziabili con programmi della bei esistenti.

    Per approfondire:
    - ECCOVI LO STUDIO CHE CERTIFICA IL FALLIMENTO DEL PIANO JUNCKER
    - LO SCANDALO DEI PROGETTI FINANZIATI DAL PIANO JUNCKER


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  • Il caso Finpiemonte e le evidenti responsabilità PD

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    di MoVimento 5 Stelle Piemonte

    Caso Finpiemonte, le responsabilità politiche di questa vicenda sono tutte del Partito Democratico. L’inchiesta della Procura sulla gestione sospetta dei fondi apre uno spaccato inquietante sulla guida della società finanziaria piemontese negli anni passati. Secondo le accuse in ballo ci sarebbero 6 milioni dei cittadini piemontesi che sarebbero spariti ed altri 50 investiti in operazioni ad alto rischio e poco trasparenti.

    Quanto avvenuto dimostra la necessità di fermare subito il piano di Chiamparino che vuole trasformare Finpiemonte in una banca. Il PD, con la nomina di Gatti, si è dimostrato inaffidabile a gestire la società ed i rischi della nuova avventura come istituto di Credito sono destinati ad aumentare esponenzialmente. La politica regionale ha già “giocato” a fare la banca, i risultati sono sotto gli occhi di tutti con il caso Eurofidi: un buco da 50 milioni di euro e 200 lavoratori finiti in mezzo ad una strada. Finpiemonte rischia di essere la replica di un film già visto e finito male.

    Da mesi denunciamo i pericoli di questa operazione. Mancano un piano di monitoraggio, un piano di controllo dell’ente e uno di applicazione. Con la manovra di Chiamparino si concede un’estrema autonomia nella definizione pratica dell’utilizzo delle risorse e nell’individuazione dei beneficiari. Con queste condizioni è facile prevedere la nascita di un centro di potere slegato da controlli democratici e potenzialmente strumento di certe cricche economiche.


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  • #Bancopoli: nessuno è innocente, risarcite i risparmiatori tagliandovi lo stipendio parlamentare

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    di Luigi Di Maio

    Il caso Boschi è la punta di un iceberg che sconvolgerà la Seconda Repubblica dalle fondamenta come Tangentopoli ha sconvolto la Prima. E la boschi sarà il simbolo di questo collasso. Il motivo è semplice: oggi come allora l’intera classe politica è responsabile. Se nel 1992 è stato smascherato il sistema incestuoso delle tangenti tra partiti e grandi imprese, oggi sta venendo a galla il rapporto malato tra i partiti e il sistema bancario, a vantaggio esclusivo dei partiti, di qualche grande imprenditore e sulla pelle di centinaia di migliaia di risparmiatori. I fari sono puntati sulla Boschi, che nessuno ha idea di dove candidare (idea: candidatela in un collegio all'estero, in un paradiso fiscale), ma tutti sono colpevoli.

    Nessun parlamentare del Pd, di Forza Italia e della Lega può sentirsi innocente di fronte a questo disastro sociale ed economico. Decenza vorrebbe che i parlamentari di questi partiti responsabili e in particolare modo quelli del Pd si tagliassero parte del proprio stipendio parlamentare per finanziare un fondo a favore dei risparmiatori truffati. La prima a dare l’esempio dovrebbe essere proprio la Boschi. È il minimo che possano fare essendo loro i colpevoli. E non è una cosa difficile da fare visto che noi lo facciamo da 5 anni per finanziare le imprese.

    Il sistema, come spesso accade, crolla quasi all’improvviso. In soli tre anni abbiamo assistito a 7 crac bancari, e tutte e 7 le volte le banche sono state ripulite, spesso con soldi pubblici, mentre azionisti e obbligazionisti perdevano tutto o quasi. Stiamo pagando il fallimento di un intero sistema due volte: prima da risparmiatori e poi da contribuenti, come dimostra il fondo per le banche da 20 miliardi di euro che Gentiloni ha creato nelle prime settimane del suo governo. E la sensazione è che il peggio debba ancora venire.

    In tutto questo il Partito Democratico ha colpe gravissime, come dimostra l’enorme conflitto di interessi che emerge dal caso Etruria-Boschi. Ma nessuno è innocente. Come dimenticare che le due banche venete da poco ripulite con 5,2 miliardi di soldi pubblici sono fallite sotto gli occhi dei governanti leghisti? Come scordare che Verdini, il jolly dei partiti, ha distrutto il Credito Cooperativo Fiorentino e ha ricevuto 7 milioni di euro da Veneto Banca garantiti da Berlusconi? E i fallimenti della vigilanza bancaria, infarcita di uomini di tutti i partiti? Non dimenticheremo nemmeno che il sostegno al governo da parte di Forza Italia in questi anni è stato fondamentale. Spesso indirettamente, tramite Verdini, ma qualche volta anche direttamente, come nel caso del voto favorevole al fondo da 20 miliardi per le banche. Non è un caso che il partito di Berlusconi oggi tenga un profilo basso, quasi inesistente, sulla vicenda Boschi.

    Il sistema ha girato a meraviglia per anni. Le banche, spesso gestite da uomini vicini ai partiti, erogavano finanziamenti privi di adeguate garanzie a pochi imprenditori di grossa taglia, i partiti chiudevano un occhio e ricevevano in cambio il sostegno mediatico ed economico degli stessi imprenditori privilegiati. Il caso di MPS, la banca del Pd, è emblematico: tra i grandi debitori dell’istituto troviamo naturalmente De Benedetti, con i 600 milioni di euro prestati a Sorgenia e in gran parte non restituiti, e anche le coop rosse, rappresentate dall’Unieco di Reggio Emilia, oltre a decine di grandi imprenditori che non restituiranno mai quanto hanno ricevuto.

    Quando la crisi finanziaria ha colpito a morte i bilanci di molte banche, facendo esplodere il bubbone dei crediti deteriorati, il marcio è venuto a galla, ma il sistema ha provato a difendersi scaricando i costi sui risparmiatori. Ad oggi, dopo 7 crac bancari, oltre 400 mila risparmiatori tra azionisti e obbligazionisti subordinati sono rimasti vittima di questo meccanismo infernale. È ora di fermarlo. Una volta per tutte.


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  • Il Pd non vuole una legge sul consumo di suolo

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    di Massimo De Rosa

    Siamo al paradosso. Durante questa legislatura la legge sul consumo di suolo, di cui sono stato primo firmatario è stata nell'ordine:

    1. Dimenticata in un cassetto
    2. Snaturata del suo significato al punto da diventare quasi una legge a favore del consumo di suolo, tacciabile di anti-costituzionalità
    3. Approvata alla Camera con relativa promessa di sostanziali migliorie da apportare poi nel passaggio al Senato.
    4. Persa nell'iter della calendarizzazione fra una Camera e l'altra.
    5. Infine migliorata in alcune sue parti ma lasciata morire perché fuori tempo per questa legislatura.

    Quella del governo e del ministero dell'Ambiente è stata la dimostrazione nei fatti del loro totale disinteresse nei confronti di un argomento, che invece dovrebbe essere al centro delle politiche ambientali di un paese in cui il 7,6% del territorio è cementificato e dove il consumo di suolo avanza al ritmo di tre metri al secondo. Dove la cementificazione è arrivata a minacciare le aree protette, i parchi naturali, ma soprattutto dove ancora si costruisce senza criterio in zone sismiche o ad altro rischio di dissesto idrogeologico. Un atteggiamento svilente nei confronti di cittadini e associazioni, come ad esempio Salviamo il Paesaggio, che hanno dedicato il loro attivismo a questa causa.

    Eppure oggi ci tocca leggere dichiarazioni come quella del Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Ambiente Silvia Velo, la quale dichiara: "La legge sul consumo di suolo diventi priorità per il PD". Ma come? In questi cinque anni per chi doveva esserlo? Il giochino è sempre il solito. A marzo si vota e questi pseudo-ambientalisti poltronari torneranno a promettere, sventoleranno programmi, indicheranno priorità. NON CREDIAMOGLI. Sono i fatti, non le parole a dimostrare come una legge capace di arginare realmente il consumo di suolo loro non l'abbiano mai voluta. Se veramente, come me, hai a cuore l'ambiente e questa battaglia non dimenticarti chi sono loro e cosa non hanno fatto e se puoi aiutami a raccontarlo a quante più persone possibili.


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  • La Corte dei Conti blocca la TAV Brescia Verona

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    di Francesca Businarolo e Ferdinando Alberti

    Sulla Tav la Corte dei Conti si è accorta di quanto il MoVimento 5 Stelle, i comitati NO TAV ed i cittadini che si oppongono all'opera denunciavano da tempo: in un contesto generale di assoluta mancanza di trasparenza, non ci sono nemmeno i documenti per consentire l’avvio dei cantieri.
    Per questo motivo ha imposto lo stop alla tratta Brescia - Verona, una delle più delicate sotto il profilo paesaggistico, che rischia di deturpare la zona del basso lago di Garda e delle colline moreniche e che causerà grossi danni a chi vive di agricoltura (è zona di DOP come il Lugana) e di turismo. Martedì la Corte dei Conti, anziché dare l’atteso via libera, ha rimandato il tutto al mittente, ossia il ministero dell’Economia. Il motivo è proprio l’incompletezza documentale.

    Si tratta di un atto importante che da ragione al MoVimento 5 Stelle, ai NO TAV e ai cittadini delle province di Brescia e di Verona insieme ai quali abbiamo recentemente presentato un esposto in cui segnalavamo anche queste carenze documentali. Ecco qualche esempio: la mancanza di una valutazione costi – benefici, l’assenza di un adeguamento alle norme antisismiche per quanto riguarda i viadotti, nonché di un percorso alternativo per evitare il passaggio nell’area urbana di Brescia. E ancora, la mancata ottemperanza delle decine di prescrizioni imposte dal CIPE al progetto preliminare a cui il Ministero dell'Ambiente, altro grande responsabile in questa faccenda, ha risposto con imbarazzanti e inaccettabili "si vedrà" (solo 27 prescrizioni su 107 trovano l’ok definitivo). Oppure la mancanza totale della Valutazione Ambientale Strategica sull’opera come stabilisce il Decreto legislativo 152/2006 (allegato II).

    Ora c’è chi, dalla maggioranza di governo, tenta di buttare acqua sul fuoco, sostenendo che è solo un intoppo. Ma quest’intoppo è l’indicatore di un’opera che rimane insostenibile: il costo della Brescia - Verona ammonta a 2,5 miliardi di euro con rapporto tra costi e benefici altamente al di sotto degli standard europei. Intanto gli espropri e gli accessi ai terreni non devono iniziare.

    Appare evidente come la strategia sia quella di bypassare il normale iter e di approvare tutto in fretta in furia. Spetta a chi ha l’onere del controllo impedirlo e spetta al governo rivalutare l’intero progetto optando per soluzioni alternative e meno impattanti per il territorio.


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  • Come le nuove tecnologie possono migliorarci la vita

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    di Luigi Di Maio

    Domenica il #Rally farà di nuovo tappa a Milano. La mattina sarò alla Triennale per partecipare al convegno "Next Step iTALY 2030. Il futuro che è già presente: come la robotica rivoluziona la nostra società". Parleremo dell’Italia che vogliamo e di come aiutare le piccole e medie imprese a non perdere il treno del futuro rappresentato dall'intelligenza artificiale.

    La quarta rivoluzione industriale, basata sulla virtualizzazione e l'interconnessione di dispositivi intelligenti, sta cambiando l’economia, il lavoro, la società, i rapporti umani. Un nuovo concetto di mobilità si sta affermando: la Tesla non è più il simbolo di un futuro lontano ma una realtà che vediamo già circolare nelle nostre città tutti i giorni. Le nuove tecnologie possono aiutarci a rendere più moderna la pubblica amministrazione, cambiano il rapporto medico-paziente così come quello fra insegnante e alunno.

    A Helsinki circola un autobus elettrico e senza conducente
    che serve principalmente gli anziani che abitano nelle periferie. A Gand, in Belgio, ci sono aziende che sfruttano i principi dell’agricoltura di precisione per coltivare senza pesticidi ed erbicidi, con un notevole risparmio d’acqua e di suolo. Vogliamo governare questo fenomeno irreversibile per non lasciare nessuno indietro. Parliamo di un processo che è già in atto e che deve essere controllato con strategia e visione politica.

    Al convegno parteciperanno David Borrelli, europarlamentare, Domenico De Masi, Professore emerito di Sociologia del lavoro presso l'Università “La Sapienza” di Roma, Alessandro De Carlo, Presidente nazionale psicologi Veneto, Mauro Pierini, imprenditore P.R.M., Fabio Ravezzani, Direttore di Telelombardia, Isabella Villafranca, Direttore dipartimento Conservazione e restauro Opencare servizi per l’arte, Maria Xanthoudaki, direttore education Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci.

    Sarò felice di ascoltare anche un illustre ospite Jerome Glenn, Direttore del Millennium Project, un think thank che ogni anno pubblica un rapporto sullo Stato del Futuro, un lavoro preziosissimo per capire dove (e come) il mondo si sta muovendo. Jerome Glenn presenterà in anteprima europea il libro appena pubblicato sullo “State of the Future 19.0” Ci vediamo domenica!


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  • Pedonalizziamo Roma

    di Virginia Raggi

    Questa domenica alcune strade di Roma si trasformeranno in piccole isole pedonali. Al via le pedonalizzazioni temporanee in diversi Municipi.

    Un’occasione di festa per riappropriarsi degli spazi sotto casa e liberare le strade dalle auto, riscoprendo il piacere di passeggiare tra le vie del proprio quartiere a pochi giorni dal Natale. Una formula che vogliamo riproporre e replicare affinché i cittadini possano vivere nuovi spazi a loro dedicati e riappropriarsi della propria città.



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  • Zoom non aprirà a Torino con il MoVimento 5 Stelle

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    di Gruppo Consiliare M5S Torino

    Fin dal primo giorno di consiliatura il tema della privatizzazione del Parco Michelotti e della costruzione di uno zoo è stato uno dei temi di confronto e scontro del nostro gruppo e della nostra amministrazione. Non é stato semplice trascorrere più di un anno venendo continuamente accusati con la consapevolezza però che il movimento 5 stelle, senza tanti clamori stava lavorando nella direzione giusta.

    "Il grande lavoro di questa amministrazione, sostenuta anche dalle lotte di una parte di cittadini e comitati, e sopratutto supportata dalla forza di volontà del Gruppo Consiliare M5S ha portato a questa grande conclusione" dichiara la capogruppo Giacosa.
    "Fin da subito il tema del parco Michelotti, del suo futuro, per alcuni scritto senza possibilità di tornare indietro, per altri un terreno di scontro, è stato al centro dei lavori della commissione ambiente e verde da una parte, e dall'altra di alcuni consiglieri del M5S che, come nel loro stile, hanno operato per raggiungere questo primo obiettivo senza tanti clamori." sottolinea il consigliere Mensio

    Oggi è la giornata in cui possiamo finalmente dire che Parco Michelotti non sarà MAI dato ai privati, non vedrà MAI lo sfruttamento animale al suo interno, questo finché il M5S sarà al governo della città, e presto ci auguriamo venga riaperto alla fruizione pubblica.

    E' il momento di lavorare con i cittadini che decideranno, assieme alla nostra amministrazione, come potrà e dovrà essere l'uso dell'area per garantirgli un futuro pubblico.


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