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CHIESTI 10 ANNI PER CUFFARO per concorso in associazione mafiosa PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 14 Luglio 2010 06:03
cuffaro

I pm Nino Di Matteo e Francesco Del Bene hanno chiesto la condanna a dieci anni di reclusione per l'ex presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, senatore dell'Udc. L'ex governatore e' accusato di concorso in associazione mafiosa nel processo che si svolge con il rito abbreviato davanti al gup di Palermo, Vittorio Anania. La pena richiesta tiene conto della riduzione di un terzo previsto dal rito abbreviato.

I pm hanno deciso di non chiedere le attenuanti generiche per il senatore Udc "perche' i fatti di cui lo accusiamo sono veramente gravi anche per il suo ruolo di governatore regionale: per questa sua veste poteva partecipare in alcuni casi al Consiglio dei ministri".

"Abbiamo dimostrato - hanno detto - che il sistema di controinformazioni messo in piedi da Salvatore Cuffaro assieme a Antonio Borzacchelli, Giorgio Riolo, Giuseppe Ciuro, era puntato a scoprire indagini sui rapporti tra la mafia e esponenti politici o a lui collegati. E' proprio la natura delle informazioni che ci fa capire la portata di questo sistema e di come si possa configurare l'accusa di concorso in associazione mafiosa".


Le testimonianze di pentiti e di soggetti vicini all'imputato hanno dato, secondo i pm, ulteriore conferma alle accuse. "Fin dal 1991 i contatti con Angelo Siino - ha detto Del Bene - dimostrano l'esistenza del patto politico-mafioso stretto da Cuffaro con esponenti di Cosa Nostra".

 

fonte: RaiNews24

Ultimo aggiornamento Martedì 27 Luglio 2010 23:07
 
RUBATO IL PC DI GHEDINI, legale di Berlusconi PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 14 Luglio 2010 05:53

MILANO - Il computer portatile di Nicolò Ghedini, legale di Silvio Berlusconi, è sparito. Rubato lunedì sera a Milano dall'auto blindata su cui viaggia il deputato del Pdl.

IN LARGO AUGUSTO - L'episodio è riportato dal quotidiano Libero ed è stato confermato dalla questura. L'auto era parcheggiata vicino al Jolly Hotel in largo Augusto: è stata scassinata e dal bagagliaio è sparito il pc portatile. Contiene carte processuali e importanti documenti che riguarderebbero anche i procedimenti in cui è coinvolto il premier. La polizia è intervenuta intorno alle 20.30. Del caso si occupa la Digos.

Ultimo aggiornamento Martedì 27 Luglio 2010 23:06
 
Il nucleare italiano PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 14 Luglio 2010 05:47

Il nucleare italiano ad un passo dalla fine: la Corte Costituzionale boccia la legge sull'energia


nuke1

imprescindibile dell'agenda di governo, anche a fronte della scarsissima popolarità (e dei numerosi timori) che questa "tecnica energetica" riscuote ancora oggi in Italia.

Tre giorni fa la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della sentenza numero 215 del 9 giugno 2010, con la quale la Corte Costituzionale ha decretato un vero e proprio stop alla corsa all'atomo del governo italiano.

La legge incriminata è la numero 102, del 3 agosto 2009, conversione del decreto-legge numero 78.

Con essa, all'articolo 4, il governo apriva alle procedure d'urgenza per la costruzione di nuove infrastrutture per la produzione di energia elettrica, da leggersi più comunemente come "nuove centrali nucleari".
Il governo aveva piena potestà esclusiva in materia di trasmissione e distribuzione e competenza congiunta con le regioni per quanto concerne la produzione e, quindi, la collocazione dei nuovi impianti.


Le nuove centrali rientravano in un piano di urgenza "in riferimento allo sviluppo socio-economico" (non a caso la legge in questione è il famoso "pacchetto anti-crisi") e si stabiliva la loro edificazione per mezzo di capitali "prevalentemente o interamente privati".
Ai fini di attuazione, il governo istituiva la figura di uno o più Commissari straordinari del governo, con poteri esclusivi e totali in tema di nuovi impianti energetici, al punto tale da poter scavalcare tutti gli enti coinvolti (a partire dai comuni e dalle regioni) per la scelta delle nuove sedi nucleari nazionali.

Sono stati proprio il mix tra "ragione d'urgenza" ed "utilizzo di capitali privati" e la privazione dei poteri decisionali delle regioni in materia ad aver condotto la Corte Costituzionale a cassare l'intero articolo, nei commi che vanno dall'1 al 4.

Secondo quanto stabilito dalla suprema corte di giustizia italiana, "trattandosi di iniziative di rilievo strategico, ogni motivo d’urgenza dovrebbe comportare l’assunzione diretta, da parte dello Stato. Invece la disposizione impugnata stabilisce che gli interventi da essa previsti debbano essere realizzati con capitale interamente o prevalentemente privato, che per sua natura è aleatorio, sia quanto all’an che al quantum".

Inoltre, per quanto concerne la depotenziazione delle regioni in materia, la Corte Costituzionale afferma che "se le presunte ragioni dell’urgenza non sono tali da rendere certo che sia lo stesso Stato, per esigenze di esercizio unitario, a doversi occupare dell’esecuzione immediata delle opere, non c’è motivo di sottrarre alle Regioni la competenza nella realizzazione degli interventi".

E conclude deliberando che "i canoni di pertinenza e proporzionalità richiesti dalla giurisprudenza costituzionale al fine di riconoscere la legittimità di previsioni legislative che attraggano in capo allo Stato funzioni di competenza delle Regioni non sono stati, quindi, rispettati".

Quanto stabilito dalla Consulta, ancora una volta nel silenzio quasi tombale della stampa nazionale, apre ad una vera e propria svolta in termini energetici e ostruisce, di fatto e sin da adesso, un percorso accelerato verso la creazione di nuove centrali nucleari.

Le procedure d'urgenza, che consentirebbero nell'ordine di 10-15 anni, di avere energia nucleare operativa in Italia, confliggono con la necessità imprescindibile del governo di attribuire i costi di produzione degli impianti ai singoli privati. E l'automatico decadimento delle ragioni d'urgenza, ipso facto, determinano il ripristino automatico della facoltà degli enti locali, ed in particolar modo delle regioni, di appoggiare o rigettare integralmente le scelte operative e territoriali dell'esecutivo nazionale.

Per un governo ancora privo di ministri deputati alla gestione delle questioni energetiche (dalle dimissioni di Claudio Scajola l'interim delle Attività Produttive è ancora nelle mani del premier Berlusconi), non si prospettano tempi facili.
Il nucleare italiano è ad un passo dalla morte prima ancora della sua nascita. La battaglia dei governatori Vendola, Errani e Lorenzetti contro il nucleare italiano sembra aver portato ad una prima, gigantesca e, forse per gli stessi ricorrenti, insperata vittoria.

 

FONTE:http://alessandrotauro.blogspot.com/2010/06/il-nucleare-italiano-ad-un-passo-dalla.html

Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Agosto 2010 11:51
 
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Scritto da Administrator   
Mercoledì 14 Luglio 2010 05:50

MORATTI: "VOGLIO MILANO NEL MONOPOLY". Dopo aver bruciato i soldi con i derivati, ora spera nel Monopoly

 

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Messina, Pisa, Catanzaro, Chieti. Sul tabellone del Monopoli edizione italiana manca qualcosa. Tra le città non c'è traccia di Milano. Il gioco da tavolo più famoso del mondo presto approderà nel Belpaese in una nuova versione: spariranno Parco della Vittoria, Vicolo Stretto e tutti gli altri corsi, parchi e vie per fare posto a 22 città italiane, scelte dagli internauti tramite voto sul sito monopolytalia.it.

Tra le più votate, però, non compare il capoluogo lombardo e con l’avvicinarsi della fine del sondaggio, che si chiuderà il 28 luglio, Milano rischia di essere esclusa dal gioco. Il Comune quindi ha deciso di correre ai ripari. Il consigliere comunale Alessandro Fede Pellone (Pdl) ha presentato lo scorso 5 luglio una mozione e ha invitato il sindaco Letizia Moratti, a "sostenere e promuovere con sollecitudine l’inserimento della nostra città nell’elenco delle 22 del tabellone del prossimo Monopoli invitando anche i cittadini milanesi a votare Milano sull'apposito sito".


"La mancanza di una presenza di Milano in un gioco così importante e storico, che ha visto sin dall’inizio nella versione tradizionale italiana molte delle caselle ispirarsi proprio a vie tipiche del capoluogo lombardo, rappresenterebbe, anche se in piccolo, una mancanza di riconoscibilità e quasi una beffa per una città che anche in vista dell’Expo 2015 vuole assumere un carattere internazionale", ha sottolineato il consigliere.

L'appello al sindaco e all'assessore al Turismo è stato subito appoggiato dagli altri gruppi del Consiglio comunale, ottenendo un consenso bipartisan. La Moratti si è rivolta ai milanesi e ora spetta ai cittadini far risalire a Milano la classifica, che al momento vede sul podio Chieti, Reggio Calabria e Catanzaro.

Qualcuno però protesta. Il capogruppo del Pd, Pierfrancesco Majorino, commenta: "Mi pare che siamo al tragicomico. Credo che anche un bambino delle elementari pensi che il sindaco debba occupare il suo tempo a gestire la città e non dedicandosi ai destini di un gioco in scatola, ancorché da me estremente apprezzato e giocato". In particolare l'opposizione non avrebbe gradito la risposta della Moratti ai cronisti che le chiedevano oggi chiarimenti sull'Expo: "Io in questi giorni, da ieri a stamani, mi sono dedicata ad altro - ha risposto il sindaco - mi sono dedicata al tema del Monopoli". Conclude Majorino: "Se la sua era una battuta la trovo deprimente e non divertente".

fonte: Libero News
Ultimo aggiornamento Martedì 27 Luglio 2010 23:06
 
Accesso al database PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Mercoledì 07 Luglio 2010 01:55

Accesso al database petizioni del Parlamento Europeo

Ieri, durante la seduta della plenaria a Strasburgo, la Commissione parlamentare Petizioni (PETI) ha presentato, così come previsto dal regolamento interno, una relazione annuale relativa alle petizioni inviate dai cittadini e i residenti dell’UE al Parlamento Europeo.

Qualsiasi cittadino dell’Unione europea o residente di uno Stato membro può presentare una petizione al Parlamento europeo, individualmente o in associazione con altri, su una materia che rientra nel campo d’attività dell’Unione europea. Queste petizioni offrono al Parlamento europeo la possibilità di richiamare l’attenzione su eventuali violazioni dei diritti dei cittadini europei da parte di uno Stato membro, di autorità locali o di un’istituzione. Nel 2009 gli italiani sono stati, dopo i tedeschi e gli spagnoli, i firmatari più attivi. Quest’anno più di 1900 petizioni sono state depositate. Meno della meta è stata considerata ricevibile.

I diversi argomenti affrontati riguardano innanzitutto l’ambiente (9,7%), seguito dai diritti fondamentali (7%), dalla giustizia (6,8%) e dal mercato unico (6%).
Questo è quindi uno degli strumenti più importanti per la partecipazione attiva dei cittadini europei alle politiche comunitarie. Sono stata sollecitata tante volte per sapere l’esito di alcune petizioni. In effetti, ritengo che in qualità di parlamentare europea sia mio dovere seguire l’andamento delle petizioni presentate dai cittadini d’Europa. Nell’ambito di quest’accertamento, mi sono resa conto che il database interno epetition, che raccoglie tutte le petizioni, è accessibile solo ai membri della Commissione Petizioni. Ho chiesto quindi di rivedere il sistema, che a mio avviso produce discriminazioni, in modo da valorizzare l’interesse dei cittadini alla vita politica e seguire il buon esercizio di questo diritto fondamentale.

QUI troverete il modulo per depositare una petizione

Ultimo aggiornamento Martedì 27 Luglio 2010 23:04
 
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